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BLOG TOUR: "Un inutile delitto" di Jill Dawson (Il contesto storico - Gli anni '70)



Miei adorati balbettanti, il blog tour dedicato a “Un inutile delitto” di Jill Dawson ha già percorso metà della sua strada e ormai avete conosciuto la sua autrice, la figura della bambinaia inglese, l’emblematico cold case del ’74, attorno a cui ruota tutto il romanzo. Adesso è arrivato il momento di conoscere in quale contesto storico-sociale è stata brutalmente assassinata Sandra Rivett, la figura ispiratrice di questo progetto.

Gli anni Settanta sono ricordati da tutti come gli anni da cui il buon gusto si tenne ben lontano, come gli anni più ambigui del XX secolo, fatti di speranza e testardaggine allo stesso tempo, di vittorie e sconfitte insieme. Un decennio dotato di un animo desideroso di correre a conquistare la propria libertà, i propri diritti, eppure sempre intrappolato in un corpo ancora profondamente legato al passato, a quei dogmi restii a lasciarsi sostituire, con una società fatta di classi immobili e decise a mantenersi tali.

Allora, quali sono gli elementi che hanno reso i Settanta così contraddittori?

Non si può iniziare a parlare di questo decennio senza capire come fosse terminato il precedente: la Gran Bretagna stava vivendo i postumi di un governo laburista che non era riuscito a portare a termine i propri obiettivi di stampo socialista e che, al contrario, aveva trascinato il Paese in una profonda crisi economica. Le classi borghesi legate all'industria e al commercio furono quelle che ne soffrirono maggiormente i danni, mentre la classe aristocratica rimase sempre forte e inalterata. Un duro colpo per una società che cercava di ribaltare i ruoli e abbattere gli stigmi classisti e pro-nobiltà, soprattutto se lacerata anche dalla sanguinosa guerra civile in Irlanda del Nord.

Tuttavia, se, da un lato, le speranze in un progresso economico-sociale erano state frantumate insieme alle promesse laburiste, dall'altro, lo sviluppo tecnologico aveva reso i primi anni Settanta la base perfetta per avanzare quelle richieste che prima d’allora erano sembrate perfino impensabili: l’avvento degli elettrodomestici ridusse notevolmente la quantità di lavoro domestico e, di conseguenza, gli unici compiti attribuiti alle donne. E questo a cosa avrebbe mai potuto condurre? A una vera e propria rivoluzione “domestica”: più indipendenza per quelle stesse donne che, ora, potevano impiegare quelle ore, in precedenza dedicate alla cura degli spazi domestici, in lavori al pari di quelli a cui erano stati abituati a dedicarsi solo ed esclusivamente gli uomini. Un grande passo avanti che, alla fine del decennio, avrebbe addirittura accompagnato la Gran Bretagna a incontrare il primo Primo Ministro donna, Margaret Thatcher.

Siamo però sicuri che la neonata indipendenza economico-lavorativa e gli appena guadagnati diritti nell'ambito matrimoniale, incluso il divorzio, avrebbero così facilmente cancellato secoli di sottomissione, soprusi e misoginia? Nessun inglese avrebbe mai scommesso un singolo penny nell'istantaneo e semplice cambiamento e non avrebbe nemmeno avuto tutti i torti.

La misoginia, il vedere la donna solo come un oggetto di proprietà, prima del padre e poi del marito, era ancora fortemente radicata nelle menti della società maschilista inglese, senza troppo discostarsi da quella del resto del mondo, se non che la Gran Bretagna era corrosa da un ulteriore cancro sociale che si andava a sommare al già distruttivo sistema patriarcale: se già normalmente la violenza domestica e il femminicidio erano raramente considerati un crimine o una colpa dell’uomo e non della donna, il carattere decisamente classista del pensiero inglese non faceva altro che alimentare lo spirito omertoso che legava l’intera aristocrazia, aiutata a sua volta da una stampa incline a creare scandali e titoloni e a deviare le accuse, ribaltando i ruoli di carnefici e vittime, per poi archiviare il tutto puntando il dito verso il successivo obiettivo mediatico e dimenticarsi di chi era venuto prima.

Sarà proprio l’unità della classe nobile, il costante tentativo di aggrapparsi a quei poteri e a quell'importanza continuamente minacciata dai ribelli, dai rivoluzionari, dalle donne, dai punk, dagli hippie e da chiunque fosse stanco di quella condizione sociale, quel coprirsi tenacemente, senza “se” e senza “ma”, a rendere inevitabile, all'indomani dell’omicidio di Sandra Rivett da parte del VII conte di Lucan, Richard John Birmingham, la nascita di teorie alternative, nessuna delle quali dipingeva lo stesso Birmingham come il colpevole.

Una versione alterata e ben più crudele del celebre “Uno per tutti e tutti per uno!”, sussurrato al riparo dei lussuosi tendaggi e dei labirintici giardini delle tenute aristocratiche dell’Inghilterra di sangue blu del 1973, ultimo tentativo di conservare il proprio status e sotterrare quello di chiunque altro.

Mentre vi lascio riflettere su come un contesto storico del genere abbia influenzato il caso di Sandra Rivett e se adesso, negli anni Venti del III millennio, le cose siano realmente mutate, ecco qui il calendario con tutte le tappe, nella speranza che questo blog tour tocchi ben oltre la semplice passione per i libri che ci unisce tutti e che si instauri un dialogo costruttivo.

Alla prossima, balbettanti!


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