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#RP UN ANNO CON AGATHA CHRISTIE: "Dieci piccoli indiani", 1945


Otto persone sconosciute tra di loro vengono invitate a passare un fine settimana sull'isoletta di Nigger Island, al largo delle coste del Devon, ospiti di un certo N.N. Owen; dopo essere arrivati nella villa del loro anfitrione - che non è presente - scoprono che nessuno di loro lo conosce di persona, neppure i due domestici che li hanno accolti, assunti tramite agenzia: mentre tutti si domandano il motivo di quell'invito, il maggiordomo mette un disco sul piatto e la voce del misterioso Owen inizia a risuonare nel salone, catturando l'attenzione di tutti con una scioccante dichiarazione riguardante i presunti peccati dei 10 presenti. Uno a uno, essi pagano queste colpe con la vita. Mentre il cerchio si stringe, la suspance cresce.


Tratto dall'omonimo romanzo scritto da Agatha Christie nel 1939, "Dieci piccoli indiani" è forse l'opera più celebre dell'autrice, nonostante non veda protagonisti nessuno dei due suoi personaggi più conosciuti, ovvero Miss Marple e Poirot. Ho scelto di guardare la versione del 1945 (disponibile su Amazon Prime Video) nonostante le diverse trasposizioni cinematografiche e televisive, attirata dal fatto che si trattasse di una pellicola in bianco e nero e della prima ad essere ispirata al romanzo.

Non ho (ancora) letto il libro, ma la critica l'ha definito molto simile al libro, a parte qualche dettaglio, nonostante, nel finale, si ispiri totalmente alla versione teatrale scritta dalla stessa Christie.


I film in bianco e nero hanno sempre un loro fascino, con quel "quasi vuoto" sonoro di sottofondo e il marcato contrasto tra luci e ombre, ma ciò che più mi ha sorpresa è come il film mi abbia tenuta incollata e attenta per tutto il tempo senza quegli stratagemmi straordinari a cui ormai siamo abituatæ.

La colonna sonora è composta da pochi e brevi brani, che somigliano più a degli effetti o stacchi e che hanno il compito non solo di accompagnare le scene, ma soprattutto di trasmettere quella sensazione di ansia e suspense costante, tant'è che l'unione di fotografia e audio permette di immedesimarsi nella situazione e sentirsi osservatæ e in pericolo tanto quanto i protagonisti.


Perché sì, quest'opera non è semplicemente un giallo come un altro, un thriller classico, ma un perfetto mix tra questi e i thriller psicologici che vanno ormai di moda in questi anni, raggiungendo un livello così alto che solo adesso posso essere pienamente consapevole di quanto "Dieci piccoli indiani" sia meritevole della fama che lo caratterizza.

Non ci sono momenti "a bassa tensione", non ci sono scene evitabili o che non diano o trasmettano nulla, tutto è sapientemente studiato affinché non si abbia un solo attimo di pausa; non fraintendetemi, però, perché non parlo di una continua azione, ma piuttosto un costante moto mentale, un bisogno di pensare che diventa quasi costrizione, perché i protagonisti sono costretti a pensare a una soluzione, perché ne va della loro stessa vita.


Ogni volta che uno degli ospiti perde la vita, una delle statuette dei dieci indiani viene spezzata da questa figura misteriosa di Owen, mentre qualcuno collega l'accaduto a una strofa dell'omonima filastrocca, in rigoroso ordine.

Tutto è collegato, tutto è ben definito, tutto possiamo dire metta letteralmente ansia.


Il finale è altrettanto sapientemente organizzato in modo che il classico spiegone non pesi né risulti surreale o troppo lungo e fa finalmente riprendere a respirare normalmente, sbloccando chi guarda/legge da quello stato di apnea in cui la suspense l'aveva portatæ.


Un classico che recupererò sicuramente nella sua versione originale e che probabilmente rivedrò e farò vedere ad altri... ora ho un sacco di voglia di vedere film in bianco e nero fino alla fine dei miei giorni!


Come sempre, vi lascio qui qualche link utile e vi rimando alla prossima balbettata!


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